100° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (1917-2017)

Regala il libro "Viaggi Pianificati" in occasione del
100° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (1917-2017)!


Presentazione del blog

Dall’intervista di Antonio (Mosca 1980), parlando del suo rientro in Italia:

<… Durante la lezione di geografia di una prof sicuramente poco comunista (o poco simpatizzante ogni volta che si parlava dell’Urss) sentii predicare “in Urss non c’è questo, non c’è quello… non ci sono le macchine...” e io, beato, con tutto il gusto proprio di un bambino, alzai la mano e le dissi “prof, non è assolutamente vero che non ci sono macchine, io sono appena tornato da Mosca e Le assicuro che c’è un traffico della Madonna!”. Lei rimase di sasso...>

Non cercavo soltanto un libro che descrivesse la vita quotidiana dei lavoratori nei paesi socialisti. Per me era importante l’identità dello scrittore, la sua professione.

Storico? Giornalista? Politico? Ambasciatore? No, grazie. L’autore del libro che non sono mai riuscito a trovare sarebbe dovuto essere uno come tanti, magari un operaio/a, un impiegato/a, una persona qualunque, un tipo pulito. Avete mai provato a prendere in mano i testi in commercio sull’argomento? Vi siete resi conto che sembrano fotocopiati? E continuano a sfornarne di nuovi! Vi è mai capitato di soffermarvi sulle risposte dei principali quotidiani nazionali ai quesiti dei lettori interessati alla storia del socialismo reale? I commenti sono preconfezionati! Sono sempre gli stessi! Superficiali, piatti, decontestualizzati, buoni per il “consumatore di storia” massificato. Non parliamo dei documentari. Diamine! La storia è una cosa seria. E’ la memoria! Non bisognerebbe neanche scriverne sui giornali!

Ciò che mi fa salire la pressione è il revisionismo. Passa il tempo, i ricordi sbiadiscono e una cricca di farabutti si sente libera di stravolgere il corso degli eventi, ribaltare il quadro delle responsabilità e di combinare altre porcherie che riescono tanto bene agli scrittori più in voga. Tale è l’accanimento… vien da pensare che il Patto di Varsavia esista ancora da qualche parte!

Un giorno mi sono detto: io non mi fido, il libro lo scrivo io.

Ho iniziato a rintracciare gente che si fosse recata nei paesi socialisti europei prima della loro conversione all’economia di mercato. Ho intervistato quattordici persone esterne ai giochi di potere e libere da qualsiasi condizionamento (eccezion fatta per le intime convinzioni proprie di ciascun individuo che non mi sento di classificare tra i condizionamenti). I loro occhi sono tornati alle cose belle e a quelle brutte regalandomi un punto di vista diverso da quello dell’intellettuale o dell’inviato televisivo. Grazie ad alcuni libri di economia usciti nel periodo 1960-1990, ho tentato di rispondere ai quesiti sorti nel corso delle registrazioni.

http://viaggipianificati.blogspot.com/ è l’indirizzo web dove è possibile leggere le straordinarie avventure a puntate di italiani alla scoperta del vero socialismo e delle cose di tutti i giorni. A registrazione avvenuta, è possibile lasciare un commento.

Visitando il blog potrete idealmente gustarvi un’ottima birretta di fabbricazione “democratico-tedesca” seduti in un bel giardino della periferia di Dresda, nuotare nella corsia accanto a quella occupata da un “futuro” campione olimpico ungherese, discutere coi meccanici cecoslovacchi, e… molto altro. Buon divertimento!

Luca Del Grosso
lu.delgrosso@gmail.com


Il libro "Viaggi Pianificati" è in vendita ai seguenti indirizzi:

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giovedì 26 marzo 2009

Intro e 2° puntata - Io e L'Est parte 2/3

Dalle nostre parti, all’Ovest, nel corso degli anni si è affermato un atteggiamento mentale di commiserazione nei riguardi degli abitanti dei paesi socialisti. Nell’immaginario delle famiglie italiane estranee alla cultura, alla tradizione e alla militanza comunista o socialista l’uomo dell’Est è sempre stato visto come un ossessionato dalla politica, affamato e malvestito, abituato a convivere con grandi difficoltà quotidiane, recluso, sorvegliato da dittatori miopi e paranoici, posti al comando di grotteschi regni dell’uguaglianza che di democratico non avevano nulla, a parte il nome. Se l’edizione del libro di geografia proponeva la linea di interpretazione indulgente e moderata tipica di una larga parte dei testi usciti fino agli anni Settanta sulla questione dello sviluppo dei paesi socialisti, diversa fu l’esposizione dell’insegnante di geografia, che dopo aver elencato le fondamentali differenze esistenti tra i modelli economici antagonisti sul pianeta, decise di chiarirci le idee portando come esempio l’Albania di Enver Hoxa. Raccontò che in Albania la gente non comprava le scarpe come normalmente avveniva in Italia. A Milano come a Roma o a Palermo, davanti ad un negozio, i passanti osservavano la merce esposta ed eventualmente entravano a provare il paio di scarpe che preferivano. In Albania le cose andavano in maniera differente: ci si recava al negozio solo quando le scarpe avevano suole consumate o buchi smisurati. La scelta era assai limitata. L’acquisto del nuovo paio era seguito dal lancio di quello vecchio in un’apposita vasca, posta all’uscita del negozio, che ne conteneva altre centinaia, abbandonate dai precedenti clienti. Questa immagine dell’enorme vasca piena di cuoio sporco, rotto, puzzolente, mi ha accompagnato per anni. Dovete sapere che mio padre è originario della provincia di Foggia. Sulla cartina appesa al muro della classe la Puglia appariva vicinissima alle coste albanesi. Diedi un’occhiata alle mie Reebok fiammanti sotto il banco e pensai che l’avevo scampata bella.
Un anno dopo quella lezione, il granitico blocco socialista cominciava a sgretolarsi. La tv diede gran risalto agli avvenimenti di Romania. Io stesso, che storcevo il naso appena sentivo parlare di politica, rimasi inchiodato per alcuni giorni davanti allo schermo tentando di capire cosa stesse accadendo. Il Muro non c’era già più e mio fratello, diciottenne esperto viaggiatore d’Europa, comprò una guida dell’Ungheria. La sfogliò e mi disse: “Sai che se vado a Budapest non posso portare il walkman! E’ vietato dalle autorità. Forse hanno paura che la gente veda che noi stiamo meglio”. Mi convinsi che quei comunisti erano dei gran rompiballe.

Gorbaciov intanto stringeva mani a destra e a manca come un qualunque capo di stato. Lo presentavano come un bravo comunista, avevano capito che non era per niente comunista e ciò faceva piacere. Avevano visto bene. Le radio commerciali passavano anche una tremenda canzone in lingua russa, stile lirico, in cui lo si nominava. Meno di due anni più tardi anche l’URSS non esisteva più.
continua...

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